Uno sguardo al futuro…come sarà il prossimo inverno? (parte seconda)

Ci eravamo lasciati, agli inizi dello scorso settembre, con l'analisi sommaria dei principali indici nel tentativo di cominciare a fare un po' di luce sul possibile andamento del prossimo inverno, partendo dallo stato di salute del vortice polare e da una probabile o meno dinamicità configurativa. Ottobre è un mese fondamentale soprattutto per quanto riguarda il primo punto, in quanto vi sono alcune dinamiche che influiscono proprio sullo sviluppo o meno dello stesso vortice polare. A tal proposito citeremo tre indici che, focalizzandosi su alcune caratteristiche particolari in ambito climatologico, tendono ad essere esplicative nell'ottica dell'andamento invernale dell'AO (che misura proprio lo"stato di salute" del VP).

Il primo indice, forse quello più famoso, è il SAI (Snow Advance Index). Secondo il suo sviluppatore Judah Cohen, la percentuale di avanzamento dello snowcover euroasiatico , al di sotto del 60° parallelo, è inversamente correlata al segno dell'Arctic Oscillation invernale (media trimestre DJF). In parole povere più la copertura nevosa nel settore euroasiatico avanza  verso sud, nel corso del mese, rispetto al limite esposto prima più si avrà probabilità di avere un vortice polare debole nel corso dell'inverno. Per le spiegazioni meramente scientifiche si rimanda alla lettura del paper completo ovviamente, ma basti sapere che la correlzione misurata da Cohen è dello 0,86. Più che buona possiamo dire. Al momento attuale l'incremento dello strato nevoso è proseguito spedito fino all'ultima decade del mese per poi subire un rallentamento ne corso degli ultimi giorni. Si presuppone quindi un SAI positivo collegata ad un AO tendenzialmente negativa.

Il secono indice preso in considerazione è l'OPI (October Pattern Index) un indice sviluppato lo scorso anno da Riccardo Valente, Alessandro Pizzuti, Andrea Zamboni e Filippo Casciani, dell'associazione Centro Meteo Toscana. Anche l'OPI si concentra sull'analisi dell'AO media nel trimestre invernale basandosi però su due fattori fondamentali:il grado di ellitticizzazione del vortice polare e la disposizione dle relativo asse sempre nel mese di ottobre. In questo caso la correlazione tra indice OPI e AO risulta essere dello 0,91. Una correlazione molto alta, anche se bisogna comunque dire che essendo una totale novità l'indice stesso è sottoposto a processi di revisione e miglioramento. Il suo valore attuale tuttavia sembra convergere verso la parziale proiezione offertaci dal SAI: -2,50 circa, al netto di fisiologiche oscillazioni. 

L'ultimo indice che analizzeremo è l'IZE (Indice di Zonalità Emisferico), sviluppato da Carlo Colarieti Tosti e dal gruppo di lavoro di Climatemonitor.it. Di seguito si riporta una breve spiegazione delo stesso come da post sul sito di riferimento:

L’indice IZE  è l’acronimo di Indice di Zonalità Emisferico. E’ stato elaborato per la prognosi invernale dell’indice AO (Artic Oscillation). Conoscere anticipatamente l’andamento dell’indice AO è fondamentale per determinare lo stato di forza o debolezza del Vortice Polare Troposferico.

 La ricerca alla base di questo indice è iniziata nel 2011 a cura di Carlo Colarieti Tosti.

 La struttura del vortice polare è particolarmente sensibile al gradiente di temperatura e quindi di geopotenziale. In relazione alle variazioni che si pongono in essere tra le variabili su indicate si determina il “carattere” del Vortice stesso. Il mese di ottobre risulta essere particolarmente incisivo nel modulare il costruendo vortice polare. I segnali troposferici provenienti dalle varie forzanti plasmano la formazione del costruendo vortice tanto da imprimergli delle caratteristiche che poi evidenzierà e manterrà nel corso della successiva stagione invernale. Tale definizione, al momento dello stato dell’arte della ricerca, va presa per assunto ovvero allo stato attuale non sono del tutto chiari i motivi che sono alla base di tale evidenza.

 L’indice IZE calcola la posizione latitudinale del fronte polare nel mese di ottobre attraverso le anomalie del flusso zonale e meridionale tra le basse e le alte latitudini a specifiche quote isobariche. Se positivo significa che il fronte polare si posiziona a più basse latitudini, viceversa per un indice con valore negativo.

La componente zonale del vento fornisce indicazioni sull’indice AO e ha dimostrato di essere un ottimo indice predditivo con scala di previsione mediata su tre giorni. Quindi sull’intero trimestre invernale l’indice IZE prevede l’indice AO mediato ogni tre giorni. In buona sostanza è possibile effettuare una prognosi dell’andamento dell’indice AO con una definizione di tre giorni. L’indice IZE e l’indice AO sono in anticorrelazione, quindi valori positivi dell’IZE determineranno valori negativi dell’AO e viceversa.

La componente meridionale del vento fornisce, invece, indicazioni sull’attività d’onda.

A partire dal mese di ottobre 2014, a causa della recente cessazione dei servers NOMADS dell’NCEP, i dati di inizializzazione per il calcolo dell’indice IZE  sono ottenuti attraverso l’uscita delle ore 00z del modello globale GFS 1°x1°. Prima del mese di ottobre 2014 i dati utilizzati erano di reanalisi.

 L'IZE al momento sembrerebbe essere l'unica voce fuori dal coro. Dai grafici si può dedurre come infatti solo Dicembre potrebbe essere caratterizzato da AO spiccatamente negativa, mentre negli altri due mesi questa si dovrebbe assestare su valori neutri o debolmente positivi:

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In attesa di conoscere il valore definitivo del SAI personalmente ci sentiamo di confermare quanto espresso nell'ultima parte della nostra precedente analisi, con un unico appunto per quanto riguarda l'attività magnetica solare, che nell'ultimo mese sembra esersi ravvivata (solar flux medio ottobrino attualmente a 153,4 con picchi giornalieri anche over 210 nell'ultima decade) e il cui ruolo va valutato attentamente in corso d'opera:

Una maggiore dinamicità sarebbe infatti garantita grazie ad una QBO negativa che andrebbe a rimpinguare la circolazione di Brewer e Dobson, con un segnale rafforzato anche dalla scarsa attività solare. Le onde planetarie  risulterebbero maggiormente stazionarie con disturbi al vortice polare molto più convinti e duraturi. Dinamicità che non è detto si tradurrà in ondate di freddo produttive per la nostra regione ma sicuramente, stante così le cose, alzerebbe di qualche punto la percentuale di probabilità. Andando difatti a dare uno sguardo al recente passato ci si accorge che l'annata 2009-2010 presentava una situazione molto simile a quella attualmente in fieri (nino moderato, attività solare bassa, pdo neutra/deb.pos., qbo negativa). Ebbene quello fu un trimestre molto dinamico, per la valle del crati specialmente nel periodo tra la fine di gennaio e la metà di febbraio, sebbene nel capoluogo bruzio non si siano registrati accumuli nevosi. 

Da quanto visto si potrebbe dedurre anche un primo abbozzo di andamento della NAO (che regola il regime atmosferico per l'Europa in maniera molto più diretta). Ricordando infatti che AO e NAO sono strettamente correlate si potrebbe propendere per un valore mediamente negativo proprio di quest'ultimo indice durante il trimestre invernale. Ma esistono comunque , per la NAO, alcuni predittori che analizzeremo al meglio nell'analisi del prossimo mese. A risentirci al prossimo aggiornamento.


Lascia un commento