Oscillazioni Climatiche Multidecadali

Ripropongo, di seguito, un interessante articolo (Un clima celeste) del Col. GUIDO GUIDI in merito ad una delle ricerche effettuate del Prof. Nicola Scafetta, precisamente sulle origini astronomiche delle oscillazioni climatiche decadali e multidecadali.

 

 

Appena due giorni fa ho ricevuto dal prof. Nicola Scafetta la copia del suo ultimo lavoro, attualmente in press sul Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics.

Proseguendo nel solco ormai tracciato con i suoi studi precedenti, il prof. Scafetta approfondisce il discorso sulle origini astronomiche delle oscillazioni climatiche decadali e multidecadali, partendo da un presupposto piuttosto semplice: è noto che le le grandi transizioni climatiche hanno origini astronomiche, è altrettanto noto che alcune oscillazioni di più breve periodo ma parimenti importanti come quelle occorse nel corso dell’attuale interglaciale hanno anch’esse ricevuto un importante contributo dall’attività solare, è dunque doveroso indagare la possibilità che anche oscillazioni di ancora più breve periodo, quali quelle occorse negli ultimi centocinquanta anni, siano in un rapporto di causa effetto con il forcing astronomico, per definire quanta parte di esse sia da imputare a dinamiche naturali e quanto sia stato piuttosto indotto dal forcing antropico.

L’applicazione di un modello di simulazione fenomenologico che tenga conto dei fattori astronomici chiamati in causa, dimostra di essere di gran lunga più preciso dei modelli in uso al GISS per la ricostruzione delle temperature medie superficiali, fornendo dunque indicazioni più affidabili circa il trend che queste potrebbero assumere nel prossimo futuro. E la risposta è concorde con quanto molti altri scienziati stanno ripetendo da qualche tempo, nonostante il mainstream scientifico continui a non tenerne conto: nelle prossime decadi quel che ci si deve attendere è una stasi o addirittura una diminuzione delle temperature globali e non un rinnovato aumento.

Sulla base delle sue valutazioni, che chiamano in causa la complessità dei moti orbitali dei pianeti del sistema solare, il Sole stesso, ed anche il satallite naturale del nostro pianeta, il prof. Scafetta si dice convinto che un buon 60% del riscaldamento sperimentato negli ultimi anni abbia origini naturali, ridimensionando in modo significativo l’affermazione alla base del 4° Rapporto dell’IPCC che individua invece nel fattore antropico la principale causa del riscaldamento del pianeta.

Nello specifico, le numerose ciclicità riscontrabili nei moti planetari e nell’attività solare, sono riconoscibili nelle serie di temperatura a diverse scale temporali, lasciando immaginare l’esistenza di una serie di meccanismi fisici e di feedback che possono agire attraverso le forze gravitazionali, le mareee e le perturbazioni magnetiche, o ancora l’effetto che i pianeti possono avere sulla variabilità dell’attività solare a sua volta capace di modulare meccanismi di amplificazione e di feedback come ad esempio le variazioni della copertura nuvolosa indotte dal flusso di raggi cosmici, oppure ancora la gravità ed i campi magnetici esercitati dai pianeti e la lunghezza del giorno, modulata dalla velocità di rotazione del pianeta, che sembra presenti un ciclo con periodo di circa sessanta anni, pari al ciclo planetario delle orbite di Giove e Saturno.

Tutte forze che potrebbero agire modulando anche le oscillazioni delle temperature delle grandi superfici oceaniche, che sappiamo essere soggette ad analoga ciclicità di tipo decadale o multidecadale.

Una teoria dunque che implica l’esistenza di legami diretti e indiretti tra il moto dei pianeti e le oscillazioni climatiche, una sincronizzazione del clima con le oscillazioni del sistema solare causate dalla circonvoluzione dei pianeti attorno al Sole. Lo scarso livello di conoscenza dei meccanismi fisici che potrebbero essere alla base di questa relazione di causa effetto, meccanismi che Scafetta comunque suggerisce e tenta di investigare, non può essere una valida ragione per ignorarne l’esistenza.

Questa l’opinione di Scafetta, che trovo assolutamente condivisibile, a prescindere dalla validità dei suoi ragionamenti, che la comunità scientifica deve comunque valutare e tenere in considerazione, non fosse altro perché, contrariamente a quanto previsto e declamato ai quattro venti soltanto pochi anni fa, i modelli di simulazione “tradizionali” hanno completamente mancato la stasi che le temperature medie superficiali hanno segnato negli ultimi anni, dimostrando come minimo di essere incompleti, stasi che invece è leggibile nelle ricostruzioni che come questa di Scafetta affrontano il problema da un punto di vista diverso e probabilmente più completo. Il fatto che molti dei fattori presi in esame si pensi siano capaci di indurre solo forcing molto piccoli, non esclude inoltre che la combinazione di molti di questi abbia invece un ruolo determinante nelle dinamiche del clima.

Insomma, un lavoro da leggere, che sono certo susciterà molto interesse nel nostro settore, che troverà più di qualche sostenitore ma anche schiere di delatori, per la semplice ragione di essere contro corrente.

A  questo link trovate una pre-print dell’articolo, mentre  qui c’è l’abstract originale sul sito di ScienceDirect.

 

Fonte: http://www.climatemonitor.it/?p=10891

 

 



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