Neve nella valle del Crati:peculiarità

In un precedente articolo abbiamo posto l'accento sulle caratteristiche macroclimatiche, e sulla loro ripercussione su alcuni indici globali, tali da determinare in un modo o nell'altro, e in maniera più decisa, maggiori apporti nivometrici durante gli episodi freddi nella valle del crati.

Qui di seguito ci concentreremo invece su aspetti più puramente microclimatici a partire da un' interessantissima analisi  sulle peculiarità di diverse zone della valle del Crati, in termini di precipitazioni nevose, relazionando il tutto rispetto alla loro collocazione geografica e alla quota.

Una divisione, questa, sommaria e valida in situazioni standard, con precipitazioni uniformi quindi in caso di nevicate  estese e regolari su tutta la vallata, che rispecchierebbe una tassonomia simile:

vc

 

Zona 1:

Quota: 500 – 600 metri sul livello del mare

Risulta essere la zona maggiormente colpita in caso di precipitazioni nevose.Ciò è dovuto alla sua posizione, che gli permette di godere di maggiori apporti quando i nuclei precipitativi provengono da SW, e alla quota.Tale zona risulta essere, inoltre, particolarmente soggetta a stau per la presenza di Monte Cocuzzo (1541 metri sul livello del mare) alle sue spalle.

 

Zona 2:

Quota: 400 metri circa sul livello del mare

Anche questa zona risulta essere ben colpita con precipitazioni nevose, per ragioni simili a quelle viste per la zona 1. Parimenti, in tale caso, aiutano la quota e l'effetto stau, generato dalla catena costiera.Tale zona comprende anche le pedemontane silane, dove appunto la vicinanza dell' imponente altopiano, ha l 'effetto di enfatizzare in maggior misura le precipitazioni.

 

Zona 3:

Quota: 250 – 350 metri sul livello del mare

La fascia 3 comprende le zone di bassa collina ai piedi della catena costiera e della Sila, e i quartieri più a sud-ovest di Cosenza (Riforma, zona Ospedale).Qui la Valle si restringe particolarmente, favorendo così una maggiore persistenza dei nuclei precipitativi, per la vicinanza ai due lati ovest ed est rispettivamente della catena costiera e della sila.

 

Zone 4, 5 e 6:

Quota: 120 – 160 metri sul livello del mare.

Nella zona 4 la vallata va piano piano aprendosi passando così dalla zona 5, fino ad arrivare alla zona 6, con la quota che gradualmente diminuisce di fascia in fascia, così come di conseguenza diminuiscono drasticamente le precipitazioni, ciò anche a causa della maggiore lontananza dai monti.

A titolo esemplifcativo si potrebbe dire che si avrebbero pertanto tali accumuli:

Zona 1: 35-40 cm

Zona 2:30-35 cm

Zona 3: 20-25 cm

Zona 4: 18-20 cm

Zona 5: 15 cm

Zona 6: 10 cm

Questo schema rispecchia gli accumuli che più o meno si sono registrati nell'evento del 15/17 Dicembre 2010.Vi sono poi casi particolari, l'evento nevoso del 17 Dicembre 2007 per esempio, dove questi invece si sono distriibuiti in maniera più uniforme nelle diverse fasce:

Zona 1: 60 cm

Zona 2:45-50 cm

Zona 3: 40-45 cm

Zona 4: 40 cm

Zona 5: 35-40 cm

Zona 6: 20-25 cm

Poniamo poi l'attenzione su un caso ancora più particolare: l'instabilità a macchia di leopardo, senza la presenza cioè di minimi organizzati. Qui la componente casuale gioca un ruolo fondamentale; in questo caso tutto dipende dalla disposizione delle correnti in quota infatti. Evento esemplificativo è rappresentato dalla nevicata del 13 febbraio 2009, dove le precpitazioni risultarono essere fortemente disomogenee tra zona e zona, causa flusso umido in quota da ovest scorso sul cuscinetto freddo creatosi in basso a valle nelle ore precedenti:

Zona 1: 55 cm

Zona 2:15-35 cm

Zona 3: 20-25 cm

Zona 4: 5-15 cm

Zona 5: 3-5 cm

Zona 6: 0-1 cm

Nell'evento del 14 febbraio 2012 invece, in un contesto sempre di instabilità irregolare, la curvatura delle isobare alle alte quote ha favorito le zone nord della vallata con accumuli di quasi 15 cm a Settimo di Montalto e poco più di 7-8 cm nel centro città del capoluogo bruzio. Insomma gioie e dolori, come è sempre stato e come sempre sarà, per i "malati" nivofili della nostra provincia e non.


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