La neve

La neve al suolo

Le precipitazioni nevose, quando raggiungono il suolo, si accumulano dando origine al manto nevoso. Il manto nevoso risulta quindi essere formato da diversi strati di neve depositata nel corso dei diversi eventi e, dove presente, da quella spostata dal vento.

La superficie del manto nevoso può presentarsi in cinque diversi tipi principali. Da essi dipende l’aspetto esteriore della neve, le proprietà fisiche e di conseguenza la difficoltà di avanzamento a piedi o di scivolamento con gli sci.

I cinque principali tipi di neve sono la neve fresca, la neve ventata, la crosta, il firn e la brina di superficie.

Neve fresca

Durante o subito dopo una nevicata, soprattutto in caso di poco vento, la superficie del manto nevoso è uniforme e di uguale spessore, indipendentemente dalla pendenza del terreno. La neve fresca al suolo può essere:

a) neve fresca asciutta, spesso denominata neve farinosa, formata da cristalli  o piccoli fiocchi  (cioè agglomerati di cristalli) leggeri e asciutti. Scricchiola sotto i passi o sotto la pressione degli sci e non permette di formare palle di neve. È nota anche come powder ed è ricercata dagli sci alpinisti, mentre è sfavorevole per la progressione con ramponi.

b) neve fresca umida, costituita da neve pesante, più o meno bagnata, che forma zoccolo sotto gli  scarponi; durante la marcia è faticosa da battere e si lascia appallottolare con facilità. In Calabria, è più frequente della neve farinosa, soprattutto in primavera.

La neve umida, infatti, cade al suolo in condizioni di temperatura elevata, come indicato nel grafico seguente, nel quale l’aumento di densità (da 20 Kg/m³ e i 200 Kg/m³) deve essere inteso come aumento del contenuto d’acqua nella neve

Neve fresca e asciutta

Neve compattata dal vento

Se durante o dopo la precipitazione si verifica un forte vento, gli strati superficiali si compattano fino a divenire anche portanti e sostenere il peso di una persona. Tipicamente, la neve ventata si trova sulle creste o nelle radure ampie e poco protette dal vento.

Neve con superficie ventata

Neve trasportata dal vento

Crosta da rigelo

La superficie del manto nevoso che ha subito una o più successioni di riscaldamento (ad esempio per irraggiamento solare) e diminuzioni della temperatura o episodi di vento forte, presenta croste superficiali più o meno compatte.

Tali superfici possono reggere il peso di uno sciatore e, più raramente, di un escursionista a piedi, oppure rompersi rendendo difficoltose sia la salita che la discesa.

Crosta con scarsa resistenza (Foto D. Riga)

 

Fase di firn e fasi precedente e successiva al firn

Il manto nevoso che ha già subito processi di fusione e rigelo presenta una superficie variabile nell’arco della giornata. A seconda della temperatura, si ha infatti:

a) neve dura, resistente e ghiacciata, durante la notte o di prima mattina, al punto da rendere necessario l’uso dei rampanti o dei ramponi o da impedire, oltre una certa pendenza, l’uso degli sci;

b) firn, cioè neve in fase di disgelo in superficie, ma compatta in profondità e portante. La neve sembra ricostituirsi per l’azione del sole e per l’aumento della temperatura, dando luogo ad una superficie uniforme, scorrevole, ideale per la pratica dello sci. Tale situazione dura anche meno di un’ora: con l’aumento dell’insolazione il manto nevoso diventa sempre più molle, bagnato e cedevole;

c) neve marcia: la superficie è caratterizzata dalla presenza di acqua che può anche scorrere all’interno del manto nevoso. È tipica delle ore centrali della giornata, che precedono il successivo rigelo. È pericolosa per la pratica dello sci.

Queste variazioni della neve avvengono regolarmente in primavera a latitudini e/o quote elevate, mentre in Calabria possono manifestarsi anche in pieno inverno, a seguito di ordinari rialzi termici.

Come già indicato, la densità della neve fresca è varia tra i 20 Kg/m³ e i 200 Kg/m³, mentre è molto più alta nel caso di neve caduta da più giorni o neve umida (anche superiore a 400 kg/m3).

In relazione al contenuto di acqua liquida, la neve viene classificata come indicato nella tabella seguente, in funzione del parametro:

Ww = Volume di acqua liquida/Volume totale del campione

 

Neve fresca soggetta a rapido scioglimento

Firn

Neve vetrata (Foto D. Riga)

Brina di superficie e galaverna

La superficie della neve può presentare un particolare cristallo che si forma al suolo anziché nell’atmosfera. Ciò avviene soprattutto all’inizio della stagione invernale e durante notti fredde e stellate, quando il terreno si raffredda molto rispetto alle ore diurne. Cosicché il vapore acqueo contenuto nell’aria riscaldata, con le basse temperature notturne sublima a contatto con la superficie della neve, che è diventata più fredda dell’aria,  formando aghi o foglie.

I cristalli sono molto più grandi rispetto alla neve fresca. Con temperature fredde, nelle zone non soleggiate la brina di superficie può mantenersi per molti giorni.

La galaverna o brina opaca non si forma invece al suolo, ma quando la nebbia, in presenza di vento e temperature sotto lo zero, si ghiaccia su superfici fredde come su alberi, tralicci o strutture.

Galaverna

In un successivo articolo saranno descritte dal punto di vista fisico le trasformazioni della neve al suolo.


Scritto da Ing. Giuseppe Viggiani


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