EVENTO DI GENOVA: ALCUNE RIFLESSIONI METEO E NON……

Normalmente commentiamo poco gli eventi meteo non calabresi, ma l'alluvione avvenuta oggi tra il 9 e il 10 ottobre 2014 a Genova presenta aspetti di straordinaria rilevanza che abbiamo pensato possano interessare tutti gli appassionati di meteorologia.

Senza la presunzione di essere esaustivi vogliamo delineare a grandi linee gli aspetti principali dell'evento suddetto.

Quello che si è verificato è un particolare evento convettivo chiamato "temporale v-shaped" autorigenerante; "V-shaped" significa "a forma di V". Le successive immagini, tratte dal radar della Protezione civile fra le le 20,20 utc (cioè le 22,20 locali) di giovedì e le 10,40 (cioè le 12,40 locali) di venerdì, chiariscono l'origine di tale denominazione (le macchie colorate indicano le aree con precipitazioni; i colori azzurrino-verde indicano piogge di bassa intensità, il colore giallo di media intensità, il rosso d'alta intensità):

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Osservando tale impressionante sequenza di immagini, gli aspetti da rimarcare sono:

1) la già citata forma a V dell'area delle precipitazioni e della nuvolosità associata, con le piogge stesse che hanno origine nel vertice della V e si aprono a ventaglio verso nord-est;

2) la straordinaria "STATICITA'" delle aree precipitative: in particolare la V formata dalle piogge ha origine in un punto (il vertice della V) che è sorprendentemente stabile e ubicato nella stessa posizione anche a distanza di molte ore.

La precisa spiegazione fisica dell'origine di tale fenomeno esula dagli scopi divulgativi dell'articolo, ma alcuni input possono comunque essere forniti.

I temporali V-shaped si verificano, normalmente, nelle zone prefrontali (cioè nelle aree poste a est dei fronti caldi collegati ai vortici depressionari) caratterizzati da forti correnti in quota da SUDOVEST (libeccio) ed hanno normalmente origine in mare, nella maggior parte dei casi sottocosta.

La loro formazione è anche agevolata da un particolare andamento dei venti nei differenti strati dell'atmosfera: nello specifico è necessario che partendo dai bassi strati (inferiori ai 1500 m s.l.m.) e procedendo verso quelli medi (intorno ai 3000 m s.l.m.) sino a giungere a quelli alti (intorno ai 5000 m s.l.m.) la direzione dei venti cambi (wind shear) ruotando in senso orario, cioè: sud-est al suolo, sud intorno a 2000 m s.l.m. e sud-ovest intorno ai 3000 m s.l.m. Tale particolare disposizione dei venti (condizione necessaria per la formazione anche delle trombe marine, dei tornado e delle supercelle) incrementa la vorticità dell'aria con amplificazione dei venti verticali (verso l'alto) che quindi predispongono l'atmosfera alla generazione di violenti precipitazioni, sempre se l'aria presenta instabilità convettiva (cioè, per semplificare, alti valori di CAPE). La forte corrente calda e umida in ascesa (che è presente normalmente sul caldo mare sottocosta) si innalza vorticosamente, generando un imponente cumulonembo che continua a sopravvivere per ore (autorigenerandosi) grazie al risucchio di aria ad alta umidità che proviene da quell'infinito serbatoio che è il mare, sempre che le particolari condizioni di ventilazione descritte prima continuino a permanere.

I venti in quota (come detto da SUD-OVEST) poi diffondono la nube convettiva (e le relative precipitazioni) originatesi nel punto in esame, verso nord-est, allargandosi a ventaglio.

Le immagini successive mostrano come per la notte compresa tra giovedì e venerdì fossero presenti tutte le condizioni favorevoli allo sviluppo di tali fenomeni: wind shear (cioè cambio di venti alle differenti quote) ed alti valori di CAPE.

In particolare le direzioni di provenienza dei venti alle tre differenti quote erano: sud-ovest a 950 hPa (bassa quota), sud a 850 hPa (1500 m s.l.m.), sud-ovest a 700 hPa (3000 m s.l.m. circa) e a 500 hPa (5700 m s.l.m.)

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Alti (anche se non altissimi) erano i valori di CAPE sottocosta (nel punto dove si è originato il v-shaped il CAPE era previsto dell'ordine di 1000-1200 J/kg):

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Esposta questa spiegazione sul terribile evento meteo di Genova, la domanda sorge spontanea: perchè non è stata prevista dagli organi predisposti (Protezione Civile, Aeronautica Militare, centri di previsione meteo)?

Evitando risposte ovvie del tipo "i meteorologi elaborano PREVISIONI del tempo"  che quindi, come suggerisce la stessa parola "PREVISIONE" hanno una base probabilistica (altrimenti si parlerebbe di PROFEZIE del tempo), possiamo affermare, senza tema di essere smentiti, che NESSUN MODELLO NUMERICO DI PREVISIONE, nella giornata di giovedì, AVEVA PREVISTO LA CORRETTA INTENSITA' DEL FENOMENO. Le condizioni di base per lo sviluppo POTENZIALE di tale evento erano state correttamente modellate (wind shear e CAPE), ma l'intensità delle relative piogge previste dai modelli erano medio-basse e non altissime come quelle poi verificatesi.

Evidentemente, il fenomeno ha avuto origine da particolari motivazioni legate al microclima locale, impossibili, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, da modellare.

E' vero che il compito di un meteorologo è quello di interpretare, in base all'esperienza e alle condizioni microclimatiche locali, le previsioni dei modelli numerici (e non solo di riportare tout court il risultato fornito dai loro calcoli), ma è anche vero che tali modelli (soprattutto quelli ad area limitata), a poche ore, hanno un'altissima probabilità di successo (superiori al 95%): chi mai avrebbe avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di emettere un'allerta di livello massimo, quando il risultato dei modelli matematici più avanzati al mondo mostrava scenari più rassicuranti?

Che credibilità avrebbero gli organi suddetti se emanassero allerte meteo in occasione di ogni minimo segnale potenzialmente negativo dall'atmosfera?

Diventerebbero ridicoli.

Morale della favola?

Affidarsi alle previsioni del tempo è un bene, tenendo però sempre ben presente che esse sono delle PREVISIONI (seppur scientificamente basate) e non PROFEZIE.

Per essere più sicuri della propria vita, quindi, sono necessarie due cose: la PRUDENZA e il RISPETTO DELLA LEGGE, evitando le opere abusive in genere e specialmente nelle aree a rischio idrogeologico (ormai perimetrate in tutta Italia).

Altrimenti, poi, diventano inutili e stucchevoli anche le lagrime di coccodrillo e la voglia di rivalsa verso operatori del settore (come Protezione Civile, Aeronautica Militare, etc.) che non possono, scientificamente, emanare le PROFEZIE DEL TEMPO.

 

La Redazione di cosenzameteo

foto in copertina tratta da www.repubblica.it


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