1816: l’estate che non fu

Il maltempo legato a questa balbettante fase finale primaverile riporta in auge le condizioni meteorologiche a cavallo degli anni 60, quando non era così inusuale imbattersi in nevicate tardive o temperature sotto la media stagionale. Per i più giovani cresciuti nel contemporaneo periodo del “Modern Maximum” solare tutto ciò potrebbe effettivamente sembrare una anomalia, soprattutto se abituati ai 30° ballerini di Aprile o Maggio, ma è bene rimarcare, sempre, che la natura segue dei cicli, alcuni dei quali risultati ben più severi di quanto si possa immaginare.

 

In particolare il lasso di tempo compreso tra il 1790 ed il 1830 circa coincise con uno dei periodi più freddi che il nostro pianeta abbia attraversato da quando esistono i riscontri oggettivi della rilevazione dati in ambito meteo. Si è voluto evidenziare il riscontro del dato in quanto la terra ha vissuto sicuramente dei periodi molto più freddi, basti pensare all’era glaciale, o anche ai “vicini”secoli  XVII-XVIII, precisamente nel periodo 1650-1710, ma visto che non si hanno riscontri numerici certi ci siamo voluti soffermare su un episodio alquanto singolare, ma sicuramente provato e con dati alla mano. Ebbene il nostro riferimento va alla non-estate del 1816, si avete capito bene, la non estate del 1816, l’anno senza estate, conosciuto anche come l’anno della povertà per via della totale distruzione dei raccolti nell’Europa Settentrionale e nella fascia orientale del Nord America.

 

I più attenti di voi avranno già riconosciuto, nei periodi sopra citati, delle date inconfondibili associate allo studio dei cicli solari, per i meno esperti del settore quei range coincidono con i picchi di minimi solari prolungati, in particolare quello di Maunder (1650-1710) e quello di Dalton (1790-1830). Secondo recenti studi il calo sotto media delle temperature, registrate durante i minimi, sono dovute alla diminuzione  dell'energia emanata dal sole, non a caso il numero di flare e di macchie solari cala drasticamente o addirittura si annullano del tutto.

A questo punto si potrebbe sollevare una contestazione del tipo: visto che il minimo di Dalton è durato per quasi 40 anni, perché solo il 1816 si è avuta l’anomalia estiva? Domanda lecita, ma anche qui c’è la risposta. La causa che aumentò l’asprezza delle condizioni meteo già ampiamente provate dal minimo, fu l’eruzione del monte Tambora, avvenuta nell’Aprile del 1815. Per capire la portata dell’eruzione, basti pensare che durante l’esplosione il vulcano passò dai 4100mt di altezza agli attuali 2850mt, causando la morte di almeno 60.000 persone. L’eruzione fu così potente da riversare fino in piena stratosfera (circa 40km sopra la superficie terrestre) 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali. L’enorme quantitativo di cenere vulcanica creò una sorta di velo che di fatto fece da schermo ad una buona parte dei raggi solari, già di per se deboli a causa del minimo in corso.
Per capire meglio cosa successe in quel periodo ecco un estratto da wikipedia sulle condizioni climatiche di quel periodo:

"Tipicamente la tarda primavera e l'estate in quelle regioni americane sono sì relativamente instabili, ma mai fredde: le temperature minime raramente scendono sotto i 5 °C, praticamente mai in Europa, e la neve d'estate in quelle zone del Nord America è estremamente rara, sebbene a maggio talvolta cada del nevischio.
Nel maggio 1816, invece, il ghiaccio distrusse la maggior parte dei raccolti; a giugno nel Canada orientale e nel New England si abbatterono due grandi tempeste di neve che provocarono numerose vittime; inoltre, all'inizio di giugno quasi trenta centimetri di neve ricoprirono Quebèc, e a luglio ed agosto i laghi e i fiumi ghiacciarono in Pennsylvania e altre tre gelate colpirono il New England distruggendo tutti gli ortaggi, tranne quelli poco sensibili al freddo. Furono comuni rapide ed improvvise variazioni di temperatura.
Come risultato, vi fu un notevole incremento dei prezzi dei cereali.
Grandi tempeste, piogge anomale e inondazioni dei maggiori fiumi europei (incluso il Reno) sono attribuite all'eruzione, così come la presenza di ghiaccio nell'agosto del 1816.
L'eruzione del Tambora fu anche la causa, in Ungheria, della caduta di neve "sporca", e qualcosa di simile accadde anche in Italia, dove per un anno circa cadde della neve rossa, si crede dovuta alle ceneri presenti nell'atmosfera."

Secondo altre fonti nella Cina Settentrionale il freddo uccise alberi, le colture di riso e portò quasi allo sterminio del bufalo d’acqua. In India la stagione dei monsoni estivi venne ritardata causando successivamente alluvioni con l’aggravio di colera che si spinse fino alle porte di Mosca.

Nella Svizzera orientale si formò una diga di ghiaccio sotto la lingua del ghiacciaio Giètro in Val de Bagnes. Mentre la stazione meteorologica di Milano Brera, la più antica in Italia, registrò a Giugno inoltrato temperature massime con cielo sereno di appena 17°

 

 

Queste invece le anomalie termiche verificatesi durante tutto il periodo estivo del 1816 in Europa

In un futuro non molto lontano è probabile che le temperature ritornino a scendere nonostante il periodo ormai confermato di global warming. Dopo un minimo solare già concretizzato (2003-2011) è probabile l'arrivo di un nuovo minimo dal 2015-2016 con effetti che potrebbero somigliare ad un Dalton secondo il parere di alcuni autorevoli scienziati. D'altronde il grafico del ciclo 24 non mente, con proiezioni che sembrano addirittura ottimistiche rispetto al reale andamento elaborato dal SWPC

Riferimenti:

oldstonehousemuseum.org

meteonetwork.it

wikipedia.com

swpc.noaa.gov

spark.ucar.edu

realclimate.org


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